Nunzia Gionfriddo

 

 

Novità

 

 

 

Nella Napoli alla fine del secondo dopoguerra vive il postino del rione Sanità, una delle vittime delle quattro giornate di rivolta contro i soldati di Hitler, con la moglie e i due figli, di cui il maggiore è stato costretto per fame a fare il contrabbandiere e il minore studia per diventare medico. Beppe Barone è uno dei pochi superstiti delle Quattro giornate di Napoli assieme a una popolazione coraggiosa che ha cacciato i tedeschi con le armi e che a fine conflitto ha dimenticato la dignità e l’onore per vendere la pelle agli americani per poche amlire. La città prostrata dalla violenza, dalle epidemie e dalla fame affronta con entusiasmo il boom
economico degli anni Cinquanta. L’Italia, però, è una repubblica giovane che alla fine della guerra ha tentato di emergere dal disastro di un conflitto perduto, dalla miseria, dall’influenza delle mafie e dalle mortali pandemie dilaganti nel ’57 e nel ‘68. Napoli è il simbolo di città dimenticate, abbandonate a poteri leciti e illeciti alleati e con interessi comuni. La seconda generazione del dopo conflitto è quella dei figli dei vecchi sopravvissuti, Maria, Enzina, Totonno, Ciruzzo e Rosetta, ai quali si aggiunge un rampollo della borghesia napoletana, Lucio, in contrasto con la famiglia di origine. Crescono nel progresso economico degli
anni Cinquanta tra la corsa al mattone gestita spesso illegalmente, ai consumi imposti dal mercato, a una politica incapace di venire incontro alle esigenze delle masse e degli operai e a una scuola selettiva. Non poche sono le inconsce perplessità per cosa nascerà da quel boom economico. I giovani entrano negli anni Sessanta con la voglia di rinnovare la politica e la morale arcaica dei genitori, irrompendo nel Sessantotto con tutte le sue meraviglie e contraddizioni, anche loro, giovani contestatori destinati a sopravvivere alla caduta delle illusioni di fronte al disincanto dei sensi e dei sentimenti.