Le “Chiocciole” a Napoli

28 febbraio 2014

Finalmente nella mia città. Napoli non mi accoglie con il solito sole sorridente.Una pioggia fitta fitta, che a tratti si trasforma in acquazzone, cade senza sosta sui nostri ombrelli appesantiti.

 

Manca un giorno all’arrivo di marzo, eppure da ore ed ore il suo battere incessante sull’asfalto e sui tetti delle macchine, sembra seguire il ritmo delle rime del poeta: … nu poco chiove \ e n’ato ppoco stracqua \ torna a chiovere, schiove, \ ride ‘o sole cu ll’acqua. Oggi di sole, però, non se ne vede nemmeno u raggio!

Comunque arriviamo, Per dirla con un luogo comune, tutti bagnati come pulcini, a frotte, nella libreria cafè: evaluna, che si trova nel cuore della città, a piazza Bellini, dove palpitala Napoli colta, vicina a San Biagio dei Librai, con i negozi e le bancarelle piene di libri antichi e moderni.

Dall’altro lato si innalza il Conservatorio di San Pietro a Majella, tempio della musica partenopea, e non solo. Questo cuore palpitante accoglie me e i miei ospiti con il calore della nostra bella Napoli, senza suoni fastidiosi, né luci inutilmente abbaglianti, ma calde e soffuse.

 

Il locale, non grande, preceduto da un piccolo bar, è pronto a riceverci. La nostra sorridente ospite Lia Polcari si posiziona dietro una massiccia scrivania, accanto a una pila di copie del mio libro. La mia amica Rossella abbandona il suo ruolo di insegnante, per indossare i panni di tecnico del suono e delle immagini.

 

Di fronte a un numeroso pubblico un divanetto bianco e due sedie accolgono me, autrice e presentatrice del mio libro e i miei tre lettori, Anna Perrotta, la mia amica di sempre, Francesco Tortora, Ciccio per gli amici, e Gaetano Spagnuolo, Nino per noi, miei bravissimi allievi – questi due ultimi – di quando insegnavo, giovanissima, al Giordani di Napoli, sulla discesa dello Scudillo, ai confini con la Sanità. Laureati, sposati, padri di famiglia, da sempre amano e si dedicano al teatro, quando il loro lavoro lo permette.

 

Dietro il divano, in piedi un amico e collega degli anni settanta, Lucio Monaco,  anche lui appartenente al mondo della scuola napoletana, regista e dolcissimo lettore.

 

Grazie a loro, dimentichiamo che fuori piove. Dentro c’è il calore di una curiosa e varia umanità, dei parenti tutti, degli amici dell’età che fu, di cui  sento il forte abbraccio, l’abbraccio del “caro tempo giovanili, più caro che la fama… , di leopardiana memoria e di chi non mi conosce, ma è venuto lo stesso a rifugiarsi sotto il calore della libreria.

 

Un affettuoso ringraziamento va anche all’amico Lucio Felici, che mi ha permesso di leggere la sua illuminante recensione sulle mie “Chiocciole Vagabonde”, che, per chi non la conosca, si trova tra le pagine di questo sito.

 

Stretta da così grande affetti, commossa fino alle lacrime, racconto la genesi del mio libro e mi metto da parte, nel ruolo di spettatrice, per ascoltare la sapiente lettura di Lucio, Anna, ciccio e Nino, godendo della musica preparata per l’occasione e delle foto di famiglia, che occupano lo schermo alle nostre spalle.

 

Baci, abbracci, foto, film, un brindisi… e tutto entra nella memoria.

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